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Twitter, analisi di un fenomeno | Approfondimenti



Centoquaranta caratteri, un tablet, uno smartphone o un computer sono quanto basta per essere collegati in modo attivo con il mondo. Coinvolgendo più di 200 milioni di utenti in tutto il mondo, di cui 2,5 milioni solo in Italia, Twitter si è conquistato la palma come fenomeno del 2011.

L’anno che si è appena concluso ha consacrato Twitter, la creatura di Jack Dorsey, come social network dell’anno anche se definirlo tale sarebbe forse riduttivo per la reale importanza che il servizio ha assunto progressivamente tra i suoi utilizzatori. Infatti non si limita ad essere uno spazio dove condividere i propri pensieri ma riesce sorprendentemente a rivestire il ruolo di rapido strumento giornalistico a livello globale tanto che tutti i principali organi d’informazione mondiale si stanno orientando, o l’hanno già fatto, verso i popolari cinguettii.

Dall’elicottero sospetto al ministro

Tutto quello che c’era da raccontare, nel 2011, è passato da Twitter ed è stato scritto anzi, twittato, dagli utenti prima che dalle agenzie di stampa con brevi messaggi di testo e immagini che, in pochi secondi, hanno fatto il giro del mondo. Tramite la rete del social network è stato dato il “bentornato all’Egitto” con la notizia della scarcerazione di Wael Ghonim, blogger e attivista che ha contribuito alla rivolta egiziana alla ricerca di una democrazia soffocata. A marzo invece grazie a Twitter è stato dato l’allarme del terremoto e il successivo tsunami che hanno devastato il Giappone, mettendo in ginocchio il paese. I messaggi cinguettati non hanno permesso di salvare vite ma hanno consentito ad intere famiglie di potersi tenere in contatto.

Poi arriviamo a maggio, con l’evento che ha portato la creazione di Dorsey in primo piano e alle luci della ribalta. Sohaib Athar, esperto IT pachistano, sente uno strano rumore provenire dall’esterno. Si affaccia alla finestra e scorge alcuni elicotteri in volo quasi radente sui tetti di Abbottabad. Senza capire cosa stesse realmente accadendo, invia un breve messaggio in cui riassume la scena e di seguito inizia la cronaca degli avvenimenti. Senza saperlo né immaginarlo, Athar ha divulgato in anteprima assoluta la news dell’operazione grazie alla quale i Navy seals americani stavano per colpire Osama Bin Laden.

Ancora ad agosto Twitter è stato il canale che ha avviato la protesta di Londra che ha dato vita a gravi disordini contro le forze di polizia, colpevoli di aver sparato un colpo mortale verso un pregiudicato. E per finire, a novembre uno studente dell’università Bocconi ha annunciato che il rettore della sua università, il professore Lorenzo Ornaghi, sarebbe diventato un ministro del governo Monti.

Questi i fatti principali, che hanno destato l’interesse delle agenzie di sicurezza nazionali come la CIA o Scotland Yard secondo le quali Twitter avrebbe avuto le potenzialità per diventare uno strumento troppo pericoloso da lasciare a disposizione di tutti. L’idea iniziale era quella di un massiccio intervento di controllo sulle informazioni in transito, ma vista la proliferazione degli utenti, che si sono moltiplicati mese dopo mese, al momento non è stata presa alcuna decisione.

Cronaca di un successo

Duecento milioni di utenti in tutto il mondo, trecentocinquanta miliardi di tweet al giorno sono numeri impressionanti per un servizio che si pensava restasse offuscato dalla presenza di Facebook e che invece, giorno dopo giorno, si è ritagliato un’importante fetta di mercato superando il social network di Zuckerberg, almeno in termini di qualità. Perchè Twitter è elegante, discreto e molto meno dispersivo del concorrente, che poi tanto concorrente non è. Spesso si tende a confrontare i due canali facendo l’elenco di pro e contro per scegliere il migliore. Ma è sbagliato considerarli simili, seppur abbiano le stesse caratteristiche di fondo. Su Facebook ci si trova, si scrive, si gioca e assume l’aspetto di un diario personale. Twitter invece è socialmente utile, Twitter parla. Ecco perché  sempre più cantanti, attori, star della radio e della televisione, aziende e utenti comuni scelgono il simpatico uccellino azzurro per restare informati e informare.

Tutto questo successo, fatto di numero enormi, ha destato l’interesse di alcuni grandi investitori, il principe arabo Al-Waleed Bin Talal ha acquistato una quota societaria, il 3% circa, versando una cifra di circa 300 milioni di dollari. Se vi state chiedendo come guadagna Twitter la risposta è semplice: attraverso i tweet sponsorizzati che nel 2010 hanno prodotto un fatturato di 140 milioni di dollari e un fatturato stimato per il 2013 di 400 milioni di dollari.

Il successo ottenuto deriva dalla semplicità d’uso e dalla capacità di collegare persone, anche sconosciute. Con Twitter si racconta, si commenta, si costruisce una rete sociale ma, come abbiamo detto, si informa, in senso bilaterale, si danno e si prendono informazioni. La sua peculiarità è quella di rivestire il ruolo di una “super agenzia di stampa” che sta sopra le agenzie di stampa più conosciute. Le notizie vengono date dai protagonisti, in modo diretto e di seguito le agenzie le recuperano, elaborandole. In Italia, come presumibilmente anche nel resto del mondo, si sta verificando un collegamento fino a qualche anno fa impensabile.

Le trasmissioni televisive e i loro presentatori hanno un account su Twitter che consente l’interazione diretta tra spettatore e trasmissione, con la possibilità di intervenire, commentare e fornire suggerimenti per lo spettacolo. Succede con Controcampo e Alberto Brandi, con MasterChef, Agorà, Kalispéra e altre popolari trasmissioni. Ma il primo passo, ormai, è nei centoquaranta caratteri di ogni tweet. Basta scegliere da chi o su cosa si voglia essere informati. Inoltre va considerato il vantaggio di poter essere letto ovunque, dal computer, dal telefono, da iPad, in ogni luogo e angolo del mondo sapendo di poter contare su un servizio sempre aggiornato e immediato.

Nella sua forma originale, il tweet di 140 caratteri migliora anche l’utilizzo della lingua italiana e la capacità di sintesi. Esprimere un pensiero avendo a disposizione meno spazio di un singolo sms implica un certo impegno da parte di ogni autore che non può lasciarsi andare a fiumi di parole ma deve saper riassumere il concetto senza fargli perdere il valore iniziale. Perché dico questo? Perché uno degli scopi di ogni utenti su Twitter, oltre all’informazione, è avere un buon numero di followers, ossia altri utenti che seguono un utente. Il numero di followers è una statistica importante per stabilire il valore di un utente nel canale.

Lasciando perdere i personaggi famosi che hanno migliaia o centinaia di migliaia di followers solo per il nome che portano, essere seguiti significa aver scritto qualcosa di interessante che stuzzica l’attenzione altrui. Un tweet interessante viene retwittato da un altro utente, il nome circola e si ottiene prestigio. Il valore poi non comporta nessun ritorno economico, ma se i tweet parlano, i followers sono gli ascoltatori e una grande platea, anche se virtuale, è un valore aggiunto.

Gli Hashtag, miliardi di microcosmi

Una delle caratteristiche interessanti di Twitter sono gli hashtag, brevi espressioni precedute dal simbolo cancelletto. In pratica sono piccoli slogan per definire l’argomento di cui si sta parlando, possiamo anche definirle etichette che identificano il senso del messaggio. Per fare un esempio, un tweet che parla di iPad potrebbe contenere l’etichetta #iPad oppure, in modo più generale, #Apple. Ognuno di questi slogan crea un microcosmo, mondiale o personale, è indifferente. Tutti i tweet che hanno a che fare con un determinato argomento possono essere catalogati con un hashtag e diventano facilmente reperibili sulla rete. Se ne possono creare di tutti i tipi, c’è il limite di 140 caratteri, ma non alla fantasia per cui ai più seri #ipad e #apple potremmo crearne di divertenti a seconda della creatività. Qualche tempo fa il blogger Sensi creò l’hashtag #vivalafuga creando un canale dedicato agli argomenti di natura politica del precedente governo italiano oppure Fiorello per il suo spettacolo pensò a #ilpiugrandespettacolodopoilweekend che nella stessa forma è diventato il titolo stesso della trasmissione.

Ogni microcosmo contiene al suo interno i pensieri e le notizie di chi decide di popolarlo. Ogni utente può partecipare e contribuire alla fama di ogni hashtag, il cui successo viene decretato da classifiche mensili appositamente stilate per mostrare gli hashtag più utilizzati. Nel 2011, proprio per i fatti di cronaca che abbiamo indicato all’inizio, l’hashtag più utilizzato è stato #Egypt perchè migliaia o milioni di persone hanno popolato quel microcosmo (o macro) rendendolo popolare.

In conclusione non mi resta che informarvi che anche il nostro circuito di blog è presente su questo importante canale di informazione, con l’account di iPadevice, iSpazio e iSpazioMac. Insomma, benvenuti su Twitter!

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5 Commenti

  1. Ottimo articolo, due approfondimenti in due giorni! Grazie staff!

  2. Concordo con Matteo e Luca Gramiccia! Veramente un ottimo articolo!

  3. …….. Very very good!!!!

  4. Articolo lungo e un po’ dispersivo, non si capisce bene il fulcro del discorso. Da social designer trovo che si poteva descrivere in molto meno (anche 140 caratteri). Bravo comunque, ma prolisso.

 

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